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Giorgio Agamben - Gli uomini, i nomi...

Agamben, Giorgio. "Gli uomini, i nomi…" Derive approdi. Labirinto. Naples, No. 14, 1997, p. 11.

Questi uomini che parlano
in nostro nome, che dicono
di rappresentarci, questi uomini di
cui gli schermi televisivi ci mostrano
ogni giorno le facce, di cui i giornali
commentano ogni giorno le parole,
questi uomini seri che discutono con
gravità di democrazia, di riforme, di
repubbliche prime e seconde, di una cosa
chiamata bicamerale, questi uomini ossessi di cui
conosciamo bene i nomi e le facce - questi uomini
conoscono i nomi e le facce di ottantacinque fra
uomini, donne, bambini affogati nel canale di Otranto su
una nave chiamata «I Katërti i Radës»? Ricordano questi
uomini, i nomi, i volti, i richiami, la confusione, le grida,
il silenzio? Non sentono nei loro sogni richiudersi l'acqua sui
corpi? Questi uomini fasciati di tricolore, questi amministratori e
ministri di morte, quel pingue ministro di difesa o di guerra, io li ritengo
giuridicamente, moralmente e politicamente responsabili della morte di
quegli altri uomini di cui non ricordano i nomi - nomi stranieri, che s'intendono
male, difficili da pronunciare, albanesi. Quei nomi senza testimonianza, quei corpi
abbandonati in fretta nel mare esigeranno altri nomi mancanti, altri corpi - e già uno manca
alla testimonianza, quello di un comandante di corvetta precipitato misteriosamente in mare...